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Ultimo aggiornamento
10 Settembre 2012


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Riflessioni su scienza e società


Nessun'altra tecnologia stimola la riflessione etica
come l'ingegneria genetica
Hans Jonas


L'iniziativa promossa dalla Regione Veneto con l'Azione Biotech, ha come obiettivo la divulgazione e l'applicazione delle conoscenze biotenologiche al fine di innovare processi e prodotti nelle aziende operanti nel Veneto. In particolare queste biotecnologie riguardano la diagnostica, i monitoraggi ambientali, la qualità e sicurezza agroalimentare e pertanto non possono che essere percepite in senso positivo. Tuttavia è luogo comune che quanto si tratta di biotecnologie il pensiero vada immediatamente agli OGM per i quali esistono differenti opinioni. Ci è sembrato opportuno affrontare questo argomento nell'ampio contesto che riguarda il rapporto tra la scienza e società facendo riferimento alle posizioni assunte da scienziati e dai pareri espressi in studi e ricerche in merito a questo argomento.

Alcuni recenti sondaggi hanno evidenziato che a livello della percezione pubblica sull'argomento "biotecnologie" esistono differenti valutazioni: le biotecnologie riguardanti la medicina, la diagnostica, la qualità e sicurezza agroalimentare e l'ambiente vengono giudicate dai cittadini positivamente in termini di utilità, rischiosità e moralità d'uso, mentre quelle agroalimentari riferite agli OGM sono valutate negativamente dall'opinione pubblica, e questo soprattutto in ragione della loro presunta innaturalità. Secondo un'indagine d'opinione promossa dalla Commissione Europea, e condotta in più sessioni durante il corso degli anni '90 si rileva che "...il cittadino europeo presenta maggiore diffidenza nei confronti delle biotecnologie, rispetto ad altri campi di innovazione tecnologica quali l'informatica, le telecomunicazioni o le esplorazioni spaziali che vengono osservate con un certo distacco per la difficoltà di sentirsi coinvolti direttamente." Per le biotecnologie invece si afferma che esse"...richiamano profondi archetipi culturali, ben radicati e talvolta innati nelle tradizioni di ogni società, che contraddistinguono il rapporto dell'uomo con la natura. Di fatto la sensazione percepita dalla persona comune viene intesa come se le nuove tecniche genetiche permettessero di violare l'aleatorietà intrinsecamente connessa ai naturali processi di riproduzione...".

I prodotti biotecnologici ottenuti con la manipolazione del DNA pongono una serie di quesiti che vengono sollevati non solo dalle comunità scientifiche, ma anche da contesti della società sensibili alle questioni etiche e/o legati alla tradizione ed alla difesa dell'ambiente. I quesiti riguardano l'etica, l'ambiente e la società e spesso ci si chiede "se le piante rese protette dai parassiti possano creare nuovi insetti resistenti agli insetticidi; se le piante con proprietà 'insetticide' possono colpire anche gli insetti utili; se le piante resistenti agli erbicidi possono trasferire questa caratteristica ad altri vegetali; se una pianta geneticamente modificata può diffondersi nell'ambiente in modo incontrollato; se gli organismi transgenici potranno ridurre la biodiversità, sono quelli più comuni che vengono trattati dai media assieme ad altri che riguardano direttamente la salute dell'uomo". Ci si chiede ad esempio "se gli alimenti derivati da organismi transgenici possono avere effetti negativi sulla salute; se consumando vegetali con un gene 'estraneo', questo possa trasferirsi nell'organismo umano; se gli organismi transgenici possono trasferire all'uomo la resistenza agli antibiotici, indebolendo le sue difese; se le piante modificate geneticamente possono provocare allergie; se gli organismi transgenici hanno un gusto diverso dalle varietà "tradizionali"; se infine le piante geneticamente modificate sono innaturali". Sono quesiti non facili da sciogliere e che possono fornire visioni non positive e non obiettive sulle biotecnologie.

Il rapporto della commissione congiunta delle accademie nazionali dei lincei e delle scienze, detta dei XL, è un documento di rilevante spessore scientifico redatto per esporre il discusso tema degli OGM essenzialmente sul piano dell'informazione scientifica e va recepito come contributo su fatti assodati in merito alle potenzialità e all'impatto delle biotecnologie vegetali. Il rapporto dei XL per il quale però si consiglia l'integrale lettura afferma che "...la storia dell'agricoltura è anche la storia degli innumerevoli tentativi ed esperienze degli esseri umani di utilizzare, ai fini del miglioramento della produzione, il processo naturale dello scambio genico attraverso l'incrocio tra varietà vegetali e tra razze di animali, cercando, talvolta, di superare anche le barriere di infertilità tra le specie. L'uomo ha raggiunto una raffinata capacità di costituire varietà e razze di piante agrarie e di animali domestici, dotati di caratteristiche ereditarie migliorate nelle funzioni e produzioni, procedendo per millenni in via empirica e, dal XX secolo, incrociando e selezionando secondo metodi sperimentali basati su conoscenze scientifiche dei processi naturali. In questo plurisecolare percorso, i metodi di miglioramento genetico si sono sviluppati fino ad integrare le diverse tecniche di ingegneria genetica molecolare. Per cui l'ingegneria genetica molecolare e metodi convenzionali di miglioramento genetico condividono gli stessi obiettivi di modificazione genetica, ma si differenziano nel metodo. Per produrre nuove e vantaggiose associazioni di fattori genetici, invece di dipendere dalla ricombinazione casuale tra un grande numero di geni, il metodo molecolare consente di inserire nell'insieme delle informazioni genetiche di un organismo (genoma) sequenze di DNA portatrici di specifici caratteri ottenendo un organismo transgenico, denominato anche, meno propriamente, organismo geneticamente modificato (OGM). Si riducono così i tempi della selezione, si conservano le caratteristiche vantaggiose del genotipo originario e vi si aggiungono singoli geni di cui il genotipo originale era carente, rendendo così possibile modificare in modo preciso e minimale il genoma. Il metodo consente anche lo scambio di geni tra organismi sessualmente incompatibili, aumentando così drasticamente le potenzialità di utilizzare la diversità biologica naturale. Guardando alla situazione mondiale, negli ultimi anni la produzione alimentare è infatti aumentata annualmente dell'1,3% in termini globali, mentre la popolazione mantiene un ritmo di crescita del 2,2% per anno. Tuttavia, la situazione mondiale alimentare e sanitaria permane preoccupante e, di conseguenza, l'uso degli organismi geneticamente modificati rappresenta uno strumento/opzione da considerare seriamente. A fronte dell'alternativa tra la messa a coltura di nuove terre distruggendo foreste, depositarie di biodiversità ed elementi di contenimento dei cambiamenti climatici, e l'accrescimento della produttività degli attuali agro-ecosistemi, è certamente da preferire la seconda opzione. Orbene, le biotecnologie, ed in particolar modo l'ingegneria genetica, possono contribuire ad un processo innovativo di ricerca che, garantita la sicurezza d'uso nei confronti dell'uomo e dell'ambiente, assicuri, attraverso la costituzione di nuove varietà, i necessari aumenti di produzione con minor impiego di prodotti di sintesi chimica e, nel contempo, recuperi aree a sufficiente produttività, ma in progressivo abbandono per stress ambientale. L'uso delle nuove varietà può però comportare rischi. È per questo che sia le varietà transgeniche sia quelle convenzionali vanno sottoposte all'analisi di rischio, e le transgeniche accettate allorché, in rapporto ai benefici previsti, risultino meno pericolose di quelle ottenute con tecniche convenzionali...". Il rapporto continua affermando"...l'organizzazione delle società moderne ha modificato radicalmente il modo con cui il cittadino si procura i prodotti alimentari. Negli ultimi 50 anni la qualità nutritiva e lo stato igienico di questi prodotti sono migliorati, così come la pluralità della loro presenza nell'alimentazione e nutrizione. Per esempio, malattie nutrizionali come scorbuto, beri-beri e pellagra sono ormai scomparse. A fronte di ovvii vantaggi, il modo di produrre, trasformare, trasportare e rendere accessibili gli alimenti ha introdotto un elevato grado di standardizzazione dell'offerta alimentare. I vantaggi del cambiamento sono evidenti: prezzi in diminuzione e più accessibili a larghi strati della popolazione; controllo igienico e di qualità; presenza generalizzata di prodotti anche deperibili durante l'intero anno. Questi cambiamenti hanno inoltre una caratteristica essenziale: l'irreversibilità. Negli ultimi 60 anni essi hanno liberato da incombenze agricole una tale forza lavoro da rendere possibile, nel paese, lo sviluppo industriale e dei servizi, attività irrinunciabili e alle quali la popolazione è abituata. Proprio l'irreversibilità dei cambiamenti indotti in agricoltura da ondate tecnologiche successive, rende necessario valutare accuratamente gli effetti di ogni nuova innovazione agricola. Di fatto le varietà vegetali GM sono un'evoluzione qualitativamente particolare della tecnologia nota come miglioramento delle piante agrarie, attività che è stata largamente praticata negli ultimi 200 anni..."

Nonostante le positive ed incoraggianti prospettive a favore delle biotecnologie riportate nel rapporto dei XL spesso permane una diffusa e generale sfiducia presso l'opinione pubblica tanto che giungono a proposito le raccomandazioni contenute nel rapporto "Science and Society" della commissione per le scienze e tecnologie della Camera Alta britannica che, analizzando le origini della grave crisi tra scienza e società "...invita la comunità scientifica a rispettare gli atteggiamenti e i valori dei cittadini, e a costruire le condizioni per un efficace dialogo con il pubblico, basato su un atteggiamento aperto e positivo nella comunicazione" ed ancora "...la comunicazione della scienza deve realizzarsi nella forma di un dialogo, e non più come trasmissione unidirezionale, gli scienziati devono imparare ad ascoltare gli argomenti e le preoccupazioni avanzate dai cittadini, e devono fornire risposte pertinenti, che tengano conto delle differenti modalità di valutazione del rischio che operano a livello di senso comune, e che non siano banalmente rassicuranti. Le "garanzie" che la comunità ovvero la cittadinanza richiede, provengono dall'applicazione di un metodo scientifico che non è evidente e riconosciuto immediatamente dai media ed è per questo che tali garanzie devono essere dimostrate nel loro valore di conquiste culturali che possono contribuire enormemente al progresso dell'umanità". Le preoccupazioni ed i pressanti suggerimenti riportati nel rapporto su "Science and Society" (2000) della Camera Alta britannica che ravvisa l'opportunità di intensificare le occasioni di dialogo tra cittadini e comunità scientifica al fine di instaurare rapporti di dialogo sanciscono in effetti l'esistente ed emblematica frattura tra scienza e società. Questo non attiene però soltanto alle biotecnologie, ma è un diffuso scetticismo dell'opinione pubblica verso i prodotti e le presunte conquiste della scienza in genere. Se così fosse allora l'ostilità nei confronti delle biotecnologie dovrebbe essere collocata in un contesto più ampio di rifiuto generale delle innovazioni e dei sospetti maturati nei confronti dei prodotti della scienza.

Dal punto di vista della ricerca appare evidente come il mondo si sia fortemente modificato ed anche la scienza e il suo luogo di elezione, l'Università, che sembra non essere in grado di svolgere l'antico e primario ruolo della ricerca che viene lasciata alla libera scelta ed alla fantasia del ricercatore. Si è passati da una applicazione individuale dei singoli scienziati che agivano isolatamente, ad una applicazione associativa. Questa transizione ha segnato una svolta essenziale del modo e delle finalità proprie del fare ricerca e rappresenta un elemento significativo del cambiamento epocale che stiamo vivendo. La ricerca di tipo cooperativistico oggi dominante é senz'altro più potente ed efficace di quella individuale, ma senza dubbio meno libera più indirizzata e più finalizzata dagli interessi economici della società. L'integrazione dell'Università con il territorio, al fine di utilizzarne le conoscenze per fini di crescita ed innovazione della società, è certamente un aspetto positivo, ma così facendo dobbiamo registrare per certi aspetti anche una perdita di libertà dell'istituzione universitaria. Questo argomento meriterebbe ulteriori approfondimenti per i quali consigliamo la letture del saggio dal titolo "il lavoro dello scienziato" di John Ziman.

I percorsi delle applicazioni scientifiche realizzati in questi ultimi 50 anni non sono sempre stati esemplari. È storia recente le devastazione causate dal nucleare e le negative ricadute sull'ambiente causate frutto delle applicazioni scientifiche in campo industriale. Vi è una diffusa consapevolezza che l'agricoltura di tipo transgenico favorirebbe gli interessi di grossi gruppi dell'industriali farmaceutica ed agroalimentare internazionali quali: Syngenta, Aventis, Monsanto, BASF, Dow Agro Sc.,Bayer e DuPont a discapito di un'agricoltura di tipo convenzionale fondata sulla piccola e media proprietà locale che trae il proprio reddito dall'agricoltura tradizionale. A queste multinazionali si attribuiscono anche le responsabilità di aver alterato irreversibilmente i saperi e le tradizioni di comunità indigene e di essersi appropriate delle risorse genetiche patrimonio di tutta l'umanità. A questo proposito è doveroso riportare l'opinione di Vandana Shiva, direttrice della Fondazione per la scienza, la tecnologia e l'ecologia e membro del Third World Network una rete internazionale di associazioni ed individui specializzata in sviluppo e relazioni Nord-Sud. Nel suo celebre libro dal titolo "Le monoculture della mente" afferma che "... la sostenibilità si basa sul rinnovo della fertilità della terra e sul rinnovamento e la rigenerazione della biodiversità e delle specie. In questi paradigmi non c'è posto per monocolture basate sull'ingegneria genetica e sul monopolio dei semi del diritto internazionale alla proprietà. In realtà le nuove biotecnologie creano insicurezza alimentare e morte per fame, sprecando risorse attraverso monocolture ad una dimensione mantenute facendo ricorso ad intensi contributi esterni...". I suoi scritti, peraltro molto severi e critici nei confronti del mondo occidentale accusato di voler "...realizzare il controllo centralizzato dell'agricoltura e impedire la possibilità di decisioni decentrate in materia di scelte sui raccolti agricoli...; ci devono far riflette sulla esportabilità di modelli occidentali in paesi le cui economie si basano su parametri ed obiettivi diversi. L'insegnamento ed il messaggio di Vandana Shiva "la dicotomia locale/universale è mal posta se applicata alle tradizioni indigene e occidentali del sapere, perché il sapere occidentale è una tradizione locale che si è diffusa nel mondo attraverso la colonizzazione intellettuale. L'universale si diffonde come sistema aperto. Il locale globalizzato si diffonde invece con la violenza e l'inganno...". E qui si corre il rischio che le biotecnologie possano diventare il capro espiatorio delle lucrose attività delle società multinazionali operanti in tutto il mondo. Non sono le scoperte scientifiche che dobbiamo temere, dobbiamo invece preoccuparci dell'uso che ne viene fatto e così è per le biotecnologie le cui applicazioni debbono assolutamente essere sottoposte a stretto controllo scientifico. È stato più volte affermato che "...le bioteconologie rappresentano con le loro grandi potenzialità una straordinaria opportunità di sviluppo e di progresso sociale; esse sono una scommessa per il futuro dell'umanità. In particolare le agrobiotecnologie rappresentano una risorsa di eccezionale importanza per migliorare la qualità e il valore nutrizionale degli alimenti; rappresentano la via più seria per garantire all'agricoltura un futuro di sostenibilità ambientale; possono svolgere un ruolo di grande rilievo nella tutela dell'ambiente e della biodiversità, salvaguardando le specie e le varietà a rischio di estinzione; permettono di incrementare la produttività delle colture, e quindi possono assicurare più cibo a costi contenuti. Se saranno sottoposte, come sono, alla rigida disciplina della ricerca scientifica e alle norme e regolamenti previste dall'UE, offriranno ampie garanzie di sicurezza. L'agricoltura non offre più certezze di sostenibilità: i quattro grandi sistemi cerealicoli esistenti nel pianeta: il riso nell'Asia tropicale, il riso e frumento nell'India e nella Cina, il mais nel continente Nord Americano sono altamente produttivi, ma non abbiamo alcuna certezza che essi siano anche sostenibili in termini di fertilità futura dei terreni. L'aumento di produzione media annua di cereali, la maggior fonte alimentare, riso, frumento e mais dagli anni Sessanta, in cui si ebbero aumenti di circa il 3,5% all'anno, ha incominciato a diminuire fino a poco più dell'1% negli anni Novanta per effetto dell'impoverimento dei suoli conseguente agli eccessivi carichi agricoli dei fertilizzanti e pesticidi. Attualmente, in termini globali, la crescita della popolazione non è compensata da un parallelo aumento della produzione alimentare e tutto ciò si configura come una sfida epocale per l'intera umanità e il ricorso alle risorse biotecnologiche appare come una strategia ineludibile...".

La recente notizia apparsa sui maggiori quotidiani nel mese di giugno 2007 riporta che il 90% delle opere infrastrutturali necessarie per la governance del territorio spesso non vengono portate a termine non per mancanza di fondi, ma perché vengono interrotte dai i numerosi ricorsi ai tribunali in seguito alle proteste cittadine. Per tali motivi a volte non sono state portate a compimento alcune opere come tratti di autostrade, importanti passanti per il miglioramento della viabilità, antenne per la telefonia mobile, tralicci per la distribuzione dell'energia elettrica, centrali e opere per lo smaltimento dei rifiuti ed altro. Si ritiene che l'atteggiamento di ostilità da parte della cittadinanza verso queste opere rifletta le problematiche esistenti nelle società democratiche riguardanti il rapporto tra decisioni e consenso. È stato affermato che in questi ultimi anni "...sia cresciuta nell'opinione pubblica la sensazione di una perdita di controllo sui processi decisionali, nei confronti dei quali le istanze di partecipazione non trovano adeguata espressione all'interno dei tradizionali canali di rappresentanza e di aggregazione...". Michel Foucault, acuto osservatore dell'evoluzione della nostra società, ne definisce quale pena maturata "...una consapevolezza più o meno inconscia dell'individuo che la sua vita sia divenuta un oggetto di potere e che l'esistenza più non gli appartenga..." da qui la conseguente reazione di rifiuto dell'attuale società e basti a titolo esemplificativo citare le reazioni proposte con "vivacità" dai no global, dagli ambientalisti e dalle frange più attive e vivaci della società. Dall'azione di questi nuovi movimenti sociali nascono le riflessioni di Philip Frankenfeld che introduce il concetto di "cittadinanza tecnologica". "...[il concetto] include pari appartenenza, partecipazione e affermazione dei soggetti agenti entro un dominio di comune impatto: quello "tecnologico". Lo status, i diritti e i doveri descritti dal concetto di cittadinanza tecnologica sono così intesi a conciliare soggetti di diritto, ma non esperti, e diritti degli innovatori, esperti, ad innovare. Il concetto, nella sua estensione, include quattro tipi di diritti: 1. Diritto di conoscenza e informazione, 2. Diritto di partecipazione, 3. Diritto di garanzia e di consenso informato, 4. Diritto alla limitazione degli effetti generali di pericolosità per la collettività e gli individui...". In tale ottica in Inghiterra negli ultimi anni si sono sviluppate "...numerose iniziative istituzionali che si sono concretizzate in campagne informative nell'ambito degli organismi transgenici dirette ai cittadini residenti nei territori interessati dai siti sperimentali. L'attivazione di queste fonti informative ha permesso lo sviluppo di un considerevole scambio di corrispondenza fra cittadini ed amministrazioni pubbliche che è andata molto al di là delle problematiche sollevate dagli organismi stransgenici in quanto questa iniziativa è stata vista come una forma di miglioramento dei rapporti fra cittadini e stato; una forma di "democrazia diretta" che permette al cittadino di esprimere e far valere la sua opinione non solo in occasione del momento elettorale. Accanto a questi dispositivi istituzionali sono state attivate numerose campagne informative da parte delle associazioni ambientaliste e, come abbiamo visto in precedenza, anche i media si sono impegnati in varie discussioni sul tema degli OGM. Il confronto tra il sito istituzionale della Commissione così come si presentava nel 2002 e quello attuale permette di identificare numerosi cambiamenti che testimoniano il recupero del dialogo tra media ed istituzioni..."

Ci sembra più che opportuna l'affermazione della la Royal Society inglese che così si esprime "...in un mondo sempre più dominato dai prodotti e dai processi della scienza e della tecnologia, per l'educazione, la salute, gli affari, l'ambiente e per altri settori di interesse delle società organizzate, è cruciale la disponibilità di consulenza scientifica di elevata qualità...". È quindi opportuno intensificare le occasioni di dialogo tra cittadini e comunità scientifica, e promuovere una partecipazione più attiva degli scienziati al processo di diffusione delle informazioni e delle conoscenze scientifiche. Questo portale ha questa ambizione e la prevista istituzione del "Forum Biotech" sancirà i nostri orientamenti per il dialogo, per la diffusione della cultura scientifica e per la condivisione dei risultati della scienza.
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