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Ultimo aggiornamento
10 Settembre 2012


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Diagnostica per il controllo delle neoplasie


Nessun'altra malattia come il tumore è avvertita dalla maggior parte della popolazione come un'inquietante scadenza che si presenta senza preavviso o apparente spiegazione. I tumori fanno parte di un gruppo di malattie che in termini medici vengono definite "multifattoriali" poiché la loro insorgenza non è ascrivibile ad un solo fattore. Il tumore, termine che deriva da "tumefazione" per le caratteristiche macroscopiche che la massa matura può assumere, è un corpo di cellule che si sviluppa e si accresce senza nessun controllo da parte dell'organismo. La natura di questo accrescimento incontrollato è attribuibile a modificazioni genetiche a carico del DNA che non è più in grado di controllare ed organizzare i ritmi fìsiometabolici della cellula. Numerosi sono i fattori che alterano la struttura e la funzione del DNA; tra questi ricordiamo le radiazioni ionizzanti, la numerosissima famiglia di sostanze inquinanti dell'aria e dell'acqua, gli agenti ossidanti, le alterazioni fìsiometaboliche e le immunodefìcenze che sempre più frequentemente insorgono con l'avanzare dell'età. In genere l'organismo possiede dei sistemi di controllo in grado di far fronte a questi eventi: la "riparazione" dei meccanismi regolatori della cellula, quali la sua "messa in sicurezza" che avviene grazie a particolari siti protetti nei tessuti dell'organismo o, più drasticamente, l'attivazione dell'apoptosi che porta a morte la cellula alterata; ma quando queste vie cautelative falliscono allora la cellula è libera di proliferare in modo incontrollato.

I tumori o neoplasie (neo = nuova e plasis = formazione di tessuti) si dividono in due grandi categorie: neoplasie benigne e neoplasie maligne. La sostanziale differenza sta nella modificazione o meno delle caratteristiche morfo-funzionali delle cellule. Le neoplasie benigne mantengono pressoché inalterate le caratteristiche morfologiche e funzionali degli elementi cellulari costitutivi, anche se l'autonomia replicativa rimane incontrollata. Quando la loro proliferazione, di tipo espansivo, assume dimensioni rilevanti queste possono generare compressioni sugli organi adiacenti con conseguenti alterazioni funzionali degli stessi. Tuttavia le neoplasie benigne sono caratterizzate da crescita lenta e senza infiltrazione nei tessuti circostanti, le masse cellulari sono spesso delimitate da una capsula fibrosa che non permette alle cellule di diffondersi in altri tessuti. Possono essere quasi sempre asportate chirurgicamente con guarigione completa del paziente. Le neoplasie maligne invece sono causate da cellule con elevata capacità proliferante, caratterizzate da forme e dimensioni polimorfe, che colonizzano i tessuti limitrofi e si disseminano nell'organismo ospite dando origine a formazioni neoplastiche, separate e distanti dalla neoplasia primaria. Questo processo è noto come metastatizzazione, e le formazioni neoplastiche secondarie sono dette metastasi (dal greco meta = al di là, e stasis = stato, posizione, quindi trasposizione, cambiamento di sede di una materia morbosa). Queste formazioni portano squilibri metabolici gravi; distruggono i tessuti dove si insediano creando vascolarizzazione per effetto di fattori angiogenetici, sottraendo così nutrimento ai tessuti infiltrati e bloccando i processi di morte programmata messi in atto dalla cellule sane per contrastare l'invasività delle cellule tumurali. Nei soggetti colpiti la morte sopraggiunge per grave danneggiamento degli organi colpiti o per effetto di una diffusa e molto grave debolezza organica nota con il nome di "cachessia neoplastica".

Sono stati individuati e catalogati molti fattori potenziali di rischio responsabili dell'insorgenza di diversi tipi di tumori. I primi sono ascrivibili allo stile di vita come il fumo, l'alcool, la dieta sregolata o ipercalorica, la riduzione dell'attività fisico-motoria, l'eccessiva esposizione solare; la loro rimozione costituirebbe già una prima essenziale strategia preventiva. Seguono i rischi occupazionali, più diffìcilmente gestibili dall'individuo, che viene a contatto con elementi cancerogeni quali, amianto, α-tossine, benzene, e moltissimi altri composti; a tal proposito sarebbe opportuno assicurare norme e leggi sempre più adeguate per la sicurezza degli ambienti di lavoro. Altri fattori di rischio sono alcune infezioni virali come ad esempio l'HPV, i virus dell'epatite B e C, e il temuto HIV che però possono essere contenuti con opportune politiche sanitarie. Ciò che attualmente è difficile controllare sono i fattori genetici ereditari che influenzano la predisposizione individuale allo sviluppo della neoplasia; è certo che alcuni specifici geni sono responsabili nella progressione del tumore e che molti di loro hanno un ruolo chiave nella riparazione del DNA, nel controllo del ciclo cellulare e nei processi di apoptosi. L'assenza o l'inattività funzionale di questi geni predispone l'individuo ai rischi delle insorgenze neoplastiche. I geni mutati vengono trasmessi dai genitori alla prole e la loro presenza è stata evidenziata chiaramente dall'analisi dell'albero genealogico delle famiglie coinvolte. Fortunatamente è stato recentemente dimostrato con opportune indagini genetiche che i geni interessati sono responsabili solo di una piccola porzione di quella che viene definita comunemente "suscettibilità genetica" della popolazione alle neoplasie e che questi geni mutati sono presenti solo in una minoranza della totalità dei casi di neoplasie accertate. Il modello più accreditato per giustificare la predisposizione della popolazione generale allo sviluppo del tumore sembra essere l'ereditarietà poligenica, che coinvolge allo stesso tempo molte varianti alleliche di geni diversi, ognuna delle quali, però, presa singolarmente, ha un effetto molto limitato sul rischio di insorgenza neoplastica.

La terapia contro le formazioni neoplastiche maligne si articola in un ampio ventaglio di interventi che dipendono dalle tipologie tumorali e dal loro stadio di sviluppo. L'obiettivo primario della terapia è l'asportazione o la distruzione in sede del tumore fondatore; pertanto è essenziale disporre di appropriate tecniche chirurgiche in combinazione, molto spesso, con la radioterapia. L'intervento sistemico è affidato invece a farmaci chemioterapici che vengono opportunamente impiegati in rapporto all'evoluzione tumorale, all'estensione della metastasi ed alle condizioni di salute e di reazione fisiologica del paziente. I farmaci chemioterapici si distinguono in tre principali classi: gli antimetaboliti, gli alchilanti, gli antibiotici ed il loro ruolo è quello di inattivare o distruggere gli agenti causali della neoplasia tumorale. I farmaci chemioterapici però non consentono di esercitare un'azione specifica diretta contro le cellule tumorali come il midollo osseo, la mucosa orale e gastrointestinale, i bulbi piliferi (da qui la calvizie accompagnata alla terapia), l'ovaio e il testicolo che possiedono un alto ritmo proliferativo.

Da quanto esposto risulta evidente la natura complessa ed ancora poco conosciuta dei processi neoplastici il cui controllo non può essere delegato che ad una diagnosi precoce al fine di intervenire prontamente con le terapie più opportune. Si sa che una diagnosi precoce permette di aumentare notevolmente le possibilità di guarigione bloccando la proliferazione cellulare, la formazione di metastasi e limitando allo stesso tempo le terapie più invasive. In questa ottica l'Azione Biotech ha finanziato una innovativa ricerca volta ad identificare nuovi marker molecolari utili nella prognosi e nella scelta terapeutica in ambito oncologico, con particolare riferimento ai tumori dello stomaco e del colon-retto, tra i più diffusi nelle popolazioni occidentali.

Il carcinoma dello stomaco è provocato da una massa di cellule in crescita incontrollata,che nel 90% dei casi si origina dal rivestimento interno dell'organo. Esso rappresenta la quinta causa di morte per cancro in Occidente, anche se in Europa e negli Stati Uniti la sua incidenza è in calo, probabilmente a causa di un miglioramento dell'alimentazione ed alla diminuzione del consumo di cibi conservati. Insorge con maggiore frequenza dopo i 45 anni (maggiormente tra i 45 e i 50) ma può presentarsi a qualunque età e colpisce indistintamente ambedue i sessi. Recenti fonti AIRC riportano che in Italia vi sono 17 000 nuovi ammalati all'anno.

Il tumore del colon-retto è dovuto alla proliferazione incontrollata delle cellule della mucosa che lo riveste. Nei paesi occidentali il cancro del colon-retto è al terzo posto per incidenza e mortalità, dopo quello della mammella nella donna e quello del polmone nell'uomo. La malattia, abbastanza rara prima dei 40 anni, è sempre più frequente a partire dai 60, raggiunge il picco massimo verso gli 80 e colpisce indistintamente uomini e donne. In Italia ogni anno si ammalano circa 30.000 persone.
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